Prima di qualsiasi strategia è necessaria l’analisi. Si tratta di un argomento che mi sta particolarmente a cuore, soprattutto per ciò che concerne una content strategy di successo. Purtroppo, come in tutto, nulla accade per caso. Bisogna studiare e analizzare il contesto in cui ci si sta muovendo. Ma come? Da qui è nato questo articolo scritto a 4 mani con Barny Serena Sarni, appassionata di Big Data e con il pallino per l’analisi. Per la precisione, inizia lei. 

Barny Serena SarniUltimamente si parla tanto di Big Data, ma cosa sono esattamente?

I Big data sono un insieme di dati talmente grande che necessita strumenti specifici per poter essere analizzato adeguatamente in un tempo ragionevole. Le evoluzioni tecnologiche oggi comportano la generazione di un numero sempre crescente di informazioni, sempre più dettagliate e ad una velocità che aumenta esponenzialmente.

Fino a poco tempo fa eravamo in grado di gestire dati prevalentemente provenienti dai motori di ricerca e dalle pagine collegate ai risultati della SERP. Per intenderci quello che potevamo sapere era semplicemente cosa cercavano gli utenti ed il numero di visite relative ad una pagina web, il tutto correlato a dati di tipo geografico legati alla geolocalizzazione e quindi non sempre attendibili.

Oggi invece abbiamo a disposizione una quantità enorme di strumenti di big data analysis gratuiti e a pagamento che ci permettono di estrapolare tantissime informazioni relative ad un brand, ad un prodotto, ad un servizio o ad una o più keywords specifiche. Possiamo quindi sapere di cosa parlano gli utenti e su quali piattaforme e possiamo suddividere i dati sulla base di target specifici (in termini geografici, anagrafici e di interesse) coinvolti nel flusso di informazioni. Inoltre possiamo analizzare le informazioni da un punto di vista semantico riuscendo così a capire anche in che modo parlano dell’argomento in esame. Inoltre possiamo analizzare le relazioni tra gli utenti in termini numerici o qualitativi riuscendo a distinguere i reali influencer di settore.

I big data quindi stanno modificando la content strategy e segmentandola al punto da poter parlare di strategia one to one. Infatti oggi i brand parlano al singolo utente, differenziando forma e contenuti a seconda dei diversi interlocutori e dei diversi canali. Inoltre abbiamo la possibilità di misurare il ROI in modo sempre più preciso analizzando non più solo gli effetti diretti ma anche quelli indiretti delle nostre content strategy.

Annette Palmieri

Perché sono importanti le parole? Perché oggi le persone, prima di acquistare, leggono quello che un brand scrive per decidere se fidarsi e quindi acquistare o meno. Gli acquisti sono preceduti dalle ricerche per scoprire nuove informazioni su un prodotto. Solo il brand che saprà darle avrà la meglio! Basti pensare che solo nel B2B, il 75% degli acquirenti basa le sue decisioni sui contenuti. Vi siete mai chiesti quanti messaggi vengono pubblicati quotidianamente? Circa un milione! A questo punto starete pensando: “ma se sono così tanti, come può essere notato proprio il mio?“.

Per portare realmente valore ai lettori con un articolo, si deve innanzitutto raggiungere il pubblico. Il contenuto deve essere quindi facilmente reperibile dal target di riferimento, oltre che risultare utile rispetto a quello che sta cercando. Per fare questo bisogna sì scrivere il contenuto, cosa che richiede molto, ma anche promuoverlo. Ora non starò qui a dirvi come creare una content strategy, c’è già chi l’ha fatto qui. Vi dirò come promuovere i vostri contenuti in maniera del tutto organica, in base alla mia esperienza.

Dopo esservi presi cura di tutti gli elementi che influenzano i motori di ricerca, come:

● segmentazione del pubblico al fine di raggiungere e convertire ognuno in modo efficace;

● verificare personalmente i risultati o i dati attraverso un proprio metodo di sperimentazione;

● esservi assicurati che il vostro contenuto è adattabile;

● aver fatto un A/B test;

● curato tutti gli elementi SEO;

● creato un titolo sulla base di parole chiave, ma che sia anche emotivamente coinvolgente;

● creato un calendario editoriale;

potete passare ai seguenti punti.

1. Condivisione su più di un canale social

Mi limiterò a dirvi la realtà per quella che è: se solo una manciata di persone arriva al vostro articolo, vuol dire che non sta suscitando l’interesse di nessuno o probabilmente non è ben ottimizzato. Gli utenti quindi non possono beneficiare del contenuto e questo non convertirà come voi state sperando.

Quindi, detto ciò, il mio consiglio è: usare ogni mezzo possibile per far notare il vostro contenuto (a patto che quei mezzi rispettino le migliori norme, naturalmente, a nessuno piace uno spammer). Come passo successivo è bene prevedere un piano di repost per i contenuti, in modo da regalargli qualche chance in più. Se questa pratica vi risulta proprio fastidiosa, potete magari cambiare l’immagine e il testo al momento della condivisione.

2. Sfruttate gli influencer

Scrivere dei contenuti che possano risultate interessanti anche agli influencer è importante, così come lo sono le digital PR. Perché non creare dei rapporti collaborativi e di fiducia con gli influencer del vostro settore in modo che questo possa supportarvi nelle vostre attività?

Per raccogliere traffico potreste chiedere agli influencer di scrivere un guest post sul vostro blog, in modo da catalizzare le visite di tutti coloro che lo seguono, o ancora fare il contrario in modo che i followers del personaggio in questione potranno sempre sapere chi siete e magari risalire a voi grazie a quel post che avere scritto sul blog del loro guru.

Al momento di scegliere i vostri influencer, entrare in contatto con coloro che hanno un gran numero di followers di social media, perché quello che volete è che portino traffico ai contenuti creati dal vostro brand tramite i loro profili. Anche se c’è bisogno di investire un certo budget in questa attività, vi consiglio di pensarci seriamente perché ne vale davvero la pena. Ma, siccome vi stavo parlando dei metodi organici per ottenere traffico, potete pagare gli influencer offrendo loro qualcosa che vogliono, come un servizio, e mettere in atto una sorta di baratto. Alcune idee:

● garantire la condivisione dei loro contenuti sui vostri profili social;

● offrire loro un link al loro sito web in ogni post del blog che scrivono per voi;

● dare loro l’uso gratuito dei vostri prodotti, strumenti e servizi.

3. Partecipare all’interno delle community

Concentrarsi su come mantenere viva la conversazione con i lettori invitandoli ad interagire e mantenendo viva la conversazione rispondendo ai loro eventuali commenti, oltre che interagire con loro anche rispetto ad argomenti che non provengano dal vostro blog senza cadere mai nell’autoreferenzialità. Tutto quello che dovete fare è usare il vostro fidato amico Google per la ricerca di luoghi in cui il pubblico di destinazione si ferma.

Coinvolgete per attirare l’attenzione. Leggete ciò che altri hanno scritto e cercate di imitare i buoni comportamenti in modo da ottenere la fiducia, oltre che il traffico.

Quindi a cosa serve l’analisi dei dati all’interno della vostra content strategy? I dati vi aiutano a conoscere fino in fondo il vostro lettore, a sapere esattamente cosa vuole, quando e come. Queste informazioni vi aiuteranno a creare una content strategy che possa apportare realmente valore a chi vi legge e non soltanto informazioni che possono trovare su qualsiasi altra piattaforma. Grazie ai big data potrete parlare personalmente ad ognuno di loro e farlo sentire parte integrante della grande famiglia che in quel momento il vostro brand sta rappresentando. Non deludete il lettore. La fiducia richiede tempo, con un singolo errore potreste perderli invece in un istante.